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Nel nostro blog condividiamo riflessioni, spunti e strumenti legati a:

 

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Glin Articoli sono scritti dal Coach e dalla Counselor, per accompagnarti nel tuo percorso anche tra un incontro e l’altro.

Il blocco non è il problema: è un segnale.

2026-02-17 20:10

Carlo Inghingolo

Coaching,

Impara a leggerlo.

Nel primo articolo abbiamo parlato di quella sensazione sottile ma persistente: sentirsi bloccati senza riuscire a spiegare davvero il perché.

Non è una paralisi evidente.
Non è una crisi conclamata.
È qualcosa di più silenzioso.

Funzioni.
Vai avanti.
Fai ciò che devi fare.

Eppure dentro senti che qualcosa non scorre.

La tentazione è questa: eliminare il blocco.
Forzarsi. Motivarsi. Reagire.

Ma se il blocco non fosse il nemico?

 

Il blocco è una protezione, non un difetto

Nella mia esperienza di coaching, il blocco non è quasi mai mancanza di capacità.

È più spesso:

- una protezione;

- un conflitto interno non risolto;

- una direzione che non è davvero tua;

- una paura che non è stata ancora riconosciuta.

Il blocco arriva quando una parte di te vuole muoversi e un’altra parte non si fida.

Finché questa tensione resta invisibile, rimani fermo.

Non perché non puoi.
Ma perché qualcosa dentro sta cercando di dirti: “Fermati un momento. Guarda meglio.”

 

Tre domande per iniziare a leggerlo

Non per risolverlo subito. Ma per capirlo.

Cosa sto cercando di ottenere che non sento davvero mio?

Cosa temo possa accadere se mi muovo?

Quale parte di me sto ignorando per andare avanti?

Spesso il blocco nasce quando inseguo un obiettivo coerente con le aspettative, ma non con la mia identità.

Oppure quando voglio cambiare qualcosa, ma non ho ancora fatto pace con ciò che sto lasciando.

 

Dal disagio alla direzione

La Counselor, negli articoli precedenti, ha parlato di adattamento continuo, di fatica emotiva, di sovraccarico.

Il blocco è spesso la conseguenza naturale di questo adattamento prolungato.

Se ti sei adattato troppo a lungo:

ai ruoli

alle aspettative

alle responsabilità

al “non disturbare”

a un certo punto qualcosa si ferma.

Non per sabotarti, … semplicemente per riportarti a te.

 

Il vero lavoro non è spingere. È allineare.

Nel coaching non lavoriamo per “sbloccare” forzando.

Lavoriamo per: chiarire ciò che vuoi davvero, distinguere desideri autentici da pressioni esterne, integrare la parte che ha paura costruire una direzione coerente con la tua identità.

Quando c’è allineamento, il blocco si scioglie da solo.

Non perché lo hai combattuto. Ma perché non serve più.

 

Il prossimo passo

Se ti senti fermo, non chiederti solo:
“Come faccio a muovermi?”

Chiediti prima:
“Cosa sta cercando di proteggere questo blocco?”

A volte il cambiamento non inizia con un’azione.
Inizia con una comprensione più profonda.

E da lì, il movimento torna ad essere naturale.

Ci sono momenti in cui continui a fare tutto ciò che “dovresti fare”.
Lavori, porti avanti impegni, rispetti scadenze. Eppure, dentro, senti una sorta di freno invisibile.

Non è stanchezza vera e propria. Non è nemmeno insoddisfazione dichiarata.
È una sensazione più sottile: come se stessi andando avanti, ma senza avanzare davvero.

Molte persone arrivano a un certo punto della vita con questa percezione, senza riuscire a darle un nome.

 

Non è mancanza di forza. Spesso è mancanza di direzione.

Quando ci sentiamo bloccati, la prima reazione è accusarci:

“Dovrei impegnarmi di più”

“Forse non sono abbastanza determinato”

“Altri ce la fanno, io no”

In realtà, nella maggior parte dei casi, il blocco non nasce da una debolezza, ma da un disallineamento.

Stai usando molte energie, ma non tutte vanno nella stessa direzione. È come remare con forza… ma senza aver scelto chiaramente la rotta.

 

La mente va avanti. Il resto resta indietro.

Nel lavoro di coaching emerge spesso questo schema:

- la mente è piena di obiettivi, doveri, aspettative;

- il corpo segnala stanchezza, tensione, rigidità;

- le emozioni restano in sottofondo, non ascoltate.

Quando questi tre livelli non dialogano tra loro, il risultato è una sensazione di immobilità interiore, anche se all’esterno sembri funzionare perfettamente.

Il blocco, allora, non è un nemico.
È un segnale!

 

Fermarsi non significa arrendersi

Viviamo in una cultura che associa il valore personale al fare continuo. Fermarsi viene spesso vissuto come una sconfitta.

Eppure, nel coaching, fermarsi è uno degli atti più strategici che esistano.

Fermarsi per:

- ascoltare cosa non sta funzionando;

- riconoscere ciò che non è più allineato;

- distinguere ciò che vuoi davvero da ciò che stai solo portando avanti per inerzia.

Senza questo passaggio, ogni tentativo di “sbloccarsi” rischia di essere solo un altro sforzo in più.

 

Tre domande semplici (… ma non facili)

Prova a prenderti qualche minuto e rispondere, senza giudicarti, a queste domande:

 

- Cosa sto continuando a fare solo perché ho sempre fatto così?

 

- Quale parte di me sto mettendo in secondo piano da troppo tempo?

 

- Se potessi rallentare davvero, cosa emergerebbe?

 

Non servono risposte brillanti. Servono risposte sincere.

 

Un piccolo esercizio di riallineamento (solo … 3 minuti)

Siediti in un luogo tranquillo, chiudi gli occhi, porta l’attenzione al respiro per qualche ciclo.

Poi chiediti:
 

“In questo momento, cosa mi sta chiedendo attenzione?”

 

Non cercare una soluzione.
Ascolta soltanto.

Spesso, il primo passo per sbloccarsi non è agire, ma riconoscere.

 

Quando il blocco diventa un passaggio

Nel coaching, lavoriamo proprio su questo punto:
trasformare il blocco da ostacolo a momento di svolta consapevole.

Un percorso guidato permette di:

- fare chiarezza;

- rimettere ordine tra obiettivi, valori ed energie;

- ripartire con una direzione scelta, non subita.

Non si tratta di “fare di più”, ma di fare ciò che è davvero tuo.

 

Se senti che questo tema ti riguarda

Se leggendo queste righe ti sei riconosciuto, sappi che non sei solo e non sei in ritardo.

Puoi prenderti uno spazio di confronto attraverso una prima consulenza conoscitiva, pensata proprio per capire se un percorso di coaching può aiutarti a ritrovare direzione e centratura.

Un primo passo, senza impegno, per fare chiarezza.